Excerpt for Natale a New-York by , available in its entirety at Smashwords

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Titolo originale: New York Christmas. Copyright © 2012 RJ Scott. Prima edizione E-book: dicembre 2012. Prima edizione italiana E-book: dicembre 2014

Cover design di BitterGrace Art

Traduzione di: Claudia Milani e Esme White

ISBN - 978-1-78564-010-0

Smashwords Edition

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I personaggi e gli avvenimenti descritti in questo libro sono frutto dellimmaginazione dellautore. Ogni somiglianza con persone reali, vive o morte, è puramente casuale.



Dedica

A Sharon e Monique, che non mi hanno permesso di abbandonare la storia di Chris e Daniel; e anche per tutti gli amici virtuali che ogni giorno mi fanno sorridere.

Un grazie speciale a Dianne e Teresa per aver condiviso con me i ricordi che nutrono di New York.

Infine, come sempre, alla mia famiglia.

Auguro a tutti un Buon Natale.


Trama

Capitolo 1

Capitolo 2

Capitolo 3

Capitolo 4

Capitolo 5

Capitolo 6

Capitolo 7

Capitolo 8

Capitolo 9

Capitolo 10

Capitolo 11

Capitolo 12

Capitolo 13

Capitolo 14

Capitolo 15

Capitolo 16

Capitolo 17

Capitolo 18

Capitolo 19



Capitolo 1

Mercoledì 21 novembre


Cominciò tutto nello spazio di un respiro: nelle orecchie il classico di Natale di John Lennon al settantacinquesimo passaggio, e nelle narici il profumo dei muffin al mirtillo di Amelia. Fu come trovarsi davanti, insieme, lInferno e il Paradiso, oltre a tutta la serie di cliché che stavano nel mezzo. Una sorpresa così improvvisa da lasciarlo completamente disorientato.

Daniel.

Daniel Bailey, il rampollo dei Bailey di Boston, il ragazzo che Chris aveva desiderato con ogni fibra del suo corpo. Da sempre.

Alto tanto, tanto alto con capelli castani e bellissimi occhi nocciola, una fossetta sul mento e lineamenti forti, Daniel meraviglia Bailey era la perfezione fatta uomo. Avevano studiato assieme quando Chris era lassistente alla cattedra dinglese e Daniel, che doveva recuperare un credito in letteratura, era stato inserito nel programma per studenti con necessità particolari’ ‒ un eufemismo coniato da chi, al college, lavorava duramente, e usato in senso dispregiativo per etichettare quegli studenti che dei libri invece se ne fregavano. Daniel apparteneva a suddetta cerchia di sfaccendati: non si applicava mai in nulla eppure, in qualche modo, riusciva sempre a cavarsela.

D’altronde, non cera motivo per cui dovesse impegnarsi nello studio. A venticinque anni sarebbe entrato in possesso di un fondo fiduciario, mentre già da matricola vantava vacanze in Europa e possedeva una Ferrari anzi due in bella mostra nel parcheggio del campus. La carriera futura spianata, quando una volta finiti gli studi sarebbe entrato a far parte dellimpero di famiglia, per Daniel la vita scorreva liscia come lolio, e forse anche per questo sembrava essere avvolto da unaura che illuminava tutto ciò che lo circondava.

E adesso, a ventinove anni, era ancora in ottima forma. Doveva essere quella la sua età, giacché Chris aveva già passato i famigerati trenta… più due. Ed era ancora, ovviamente, alto. Aveva ancora quelle lunghe ciocche ricce che gli ondeggiavano ad arte attorno al viso, e indossava denim che costavano più di quanto Chris guadagnasse in una settimana di turni al caffè, insieme a una di quelle T-shirt orribili, ma pur sempre costosissime, che lui adorava. Era di un colore misto tra il marrone e il blu, e addosso a un uomo meno imponente, più basso, grasso e brutto sarebbe parsa davvero tremenda. Su Daniel, invece, il cotone seguiva la linea dei muscoli ben definiti, gli aderiva al torso e scendeva a sfiorargli i fianchi, per poi coprirgli quella zona che anni addietro Chris era solito associare, nella sua mente, al Paradiso in terra.

Chris? Chris Matthews, sei proprio tu?. La voce profonda e dal tono raffinato lo fece trasalire e il suo sesso scattò immediatamente sullattenti, provocandogli una dolorosa erezione contro la cerniera dei pantaloni, celata fortunatamente dal grembiule che indossava e lo qualificava come una delle dolcezze di Amelia. Niente era cambiato dai tempi del college: Daniel gli faceva ancora lo stesso effetto. Per di più gli stava parlando; lultima volta era successo circa dieci anni prima, in occasione della cerimonia di laurea. Senza scordare lincidente natalizio dello zabaione. Merda, perché doveva tornargli in mente proprio lì? In quel momento? Nel pieno dellora di punta di metà mattinata?

Una volta, sotto Natale, erano rimasti entrambi all’università e si erano ritrovati unici inquilini degli appartamenti che condividevano, ciascuno separatamente, con altri studenti; finché, più per fortuna che per scelta, si erano incontrati al bar del campus. Il caffè era stato accompagnato da una discussione su Grand Theft Auto, seguita a sua volta da una sfida a muso duro nellappartamento di Daniel. La casa abitata dal giovane era completamente diversa da quella specie di deposito che Chris divideva con altri sette disperati. Daniel viveva infatti insieme a due soli altri studenti, e ognuno di loro aveva la benedizione di un bagno privato un lusso che era solo uno dei tanti esempi dellabisso che li separava. Ancora oggi, Chris non riusciva a rammentare da chi fosse partita lidea dello zabaione, nonostante il ricordo di ciò che era seguito lo avesse rincorso per parecchi anni.

Daniel aveva rovesciato delicatamente il contenuto di una busta della spesa sul piano di lavoro della cucina e Chris aveva afferrato al volo una bottiglia di bourbon per impedire che rovinasse a terra. Avevano seguito scrupolosamente la ricetta per la creazione dello zabaione perfetto, concentrandosi come solo due ragazzi imbottiti di birra avrebbero potuto. Al miscuglio di uova, zucchero, noce moscata e panna avevano aggiunto del brandy, ancora un podi brandy e infine del bourbon, di cui Chris aveva preso un generoso assaggio per giudicare se fosse o meno utilizzabile. Lalcool lo aveva reso audace. Luomo dei suoi sogni era lì davanti a lui, a solo un passo di distanza, e gli sventolava il liquore sotto il naso chiedendogli se potessero usarlo. Alla fine ce ne avevano versato dentro mezza bottiglia.

Il primo assaggio dellintruglio aveva fatto annaspare Chris in cerca dossigeno, il secondo laveva anestetizzato. Di quello che era accaduto nelle ore successive conservava ben pochi ricordi, a parte lo scambio di baci disordinati sotto il vischio. Lalcol gli aveva intorpidito i sensi al punto di fargli perdere loccasione per spingersi oltre, giacché il suo sesso non si sarebbe levato in volo nemmeno se Brad Pitt si fosse messo a sfilare nudo per la stanza chiedendogli una seduta di sesso anale. Al suo risveglio, si era ritrovato sul pavimento, in bocca il sapore di un topo morto e il culo intatto, mentre Daniel russava sul divano. A quel punto si era dileguato, aveva camminato per i due isolati fino al suo appartamento e aveva trascorso il resto della giornata a svuotare il contenuto del proprio stomaco per ben dieci volte dentro la tazza del bagno. Ma quei bacine avrebbe decisamente voluti ancora. Purtroppo, non li aveva mai ottenuti.

E adesso luomo che aveva cercato di dimenticare con tutte le sue forze gli stava di fronte, magari aspettandosi anche una risposta sensata da persona normale, mentre la sua testa era invece completamente vuota. Sapeva benissimo cosa avrebbe dovuto dire e come ma, alla stregua di un nerd, seguendo il più tipico dei cliché cinematografici, produsse solo una specie di squittio capace di pizzicare esclusivamente ludito di adolescenti e cani di piccola taglia. Finse un attacco di tosse, con tanto di colpetti alla gola, e deglutì prima di riprovare a parlare.

Ehilà.” Eloquente. Ma anche no.

Chris Matthews, quello del college, giusto?ripeté Daniel con cautela. Sembrava un poconfuso, quasi fosse preoccupato di aver sbagliato il nome o magari averlo scambiato per qualcun altro.

“Muffin?” iniziò a dire Chris. “Mmmh, sì, Chrisdel collegeLavoroehm… Muffin?” Dio, era talmente uno sfigato che persino la sua erezione si nascose. Lalta, misteriosa e sexy figura di Daniel aveva ridotto praticamente a zero le sue capacità verbali, vanificando quattro anni di studi universitari.

Daniel sorrise. Un sorriso semplice, grande e allegro, che riempì i suoi occhi nocciola e gli si allargò su tutto il viso. E che dire, maledizione, di quelle due fossette, così carine, profonde e in mancanza di un termine più adatto pacioccose?

Da quanto tempo!Daniel era chiaramente interessato a prolungare la conversazione e così lui, ma era davvero imbarazzante lincapacità del proprio cervello e della propria bocca di connettersi per verbalizzare un qualsiasi pensiero coerente.

“Uh, uh,” riuscì solo a farfugliare. Daniel aveva sempre avuto il potere di annodargli la lingua. Cambiò piede dappoggio sperando di non essersi fatto notare e blaterò: “Cosa posso darti?Senza volerlo gli uscì con un tono troppo spiccio, e maledisse tra sé quella sua inettitudine a socializzare coi ragazzi sexy.

Daniel sembrò farsi a sua volta taciturno: lentusiasmo che aveva illuminato i suoi occhi fino a un momento prima sbiadì e le sue ampie spalle si irrigidirono leggermente. Ma durò poco e forse Chris lo aveva solo immaginato, perché nel giro di un istante tornò impettito e osservò con avidità l’accattivante esposizione di muffin, indicando alla fine quelli al mirtillo.

Dodici di quelli, per favore.

Chris li sistemò nella scatola, concentrandosi nelloperazione in modo da non dover incontrare gli occhi di Daniel, e poi gliela porse con un lieve sorriso che laltro però non ricambiò, preferendo mettergli in mano una banconota da venti dollari. Chris trafficò col resto e gli posò due dollari e venticinque centesimi direttamente sul palmo aperto della mano. Daniel lo fissò con unespressione colma dattesa, che mutò in confusione prima che girasse sui tacchi e uscisse dal negozio.

Parlando di cose buone da mangiare!La frase, detta a bassa voce, arrivò all’orecchio di Chris seguita da un fischio leggero. Si voltò e vide Amelia, il suo capo, intenta a destreggiarsi come un prestigiatore fra una teglia di muffin e un cabaret di paste alla crema.

“Mmm?” Chris pensò che la donna si riferisse ai muffin appena sfornati, quindi le tolse di mano il nuovo lotto di dolci e lo sistemò nella vetrinetta.

Il ragazzo che hai appena servito: quello alto, tenebroso e sexy.

“Daniel.”

Oh. Mio. Dio,fece Amelia con un mezzo sospiro. Christian James Matthews, gran baldracca che non sei altro, sai già il suo nome? È proprio vero che le acque chete rompono i ponti!

Ci conosciamo dai tempi del college, okay? Non sono una baldracca, Ame,brontolò Chris, prima di servire il nuovo cliente che aveva reclamato la sua attenzione e che ordinò tre muffin, una pasta alla crema, un macchiato, un cappuccino con molto latte e un moca.

Si occupò di quel cliente e anche di quello successivo, il pensiero di Daniel accantonato dalla necessità pressante di sostenere il ritmo della sfacchinata del pre-Ringaziamento-ancora al lavoro-ho bisogno di un muffin.

Riflettendoci, anche se dopo lincidente dello zabaione Daniel aveva iniziato a evitarlo al di fuori degli orari di lezione, la cotta che Chris nutriva nei suoi confronti non si era per nulla affievolita. Eppure aveva preferito portare a termine gli studi senza mai dichiararsi. Laltro ricordo che gli era rimasto impresso nella memoria era quello del suo ultimo giorno al college, quando Daniel lo aveva incantonato nel parcheggio del campus e lo aveva abbracciato stretto.

Grazie per laiuto che mi hai dato con le lezioni.

Prego,aveva risposto lui, le stesse identiche parole con cui aveva salutato tutti gli altri studenti del primo anno che aveva aiutato. Breve e conciso.

Ci rivediamo fra qualche anno,aveva promesso Daniel.

“Okay.”

La frase del ragazzo gli era tornata in mente una volta in auto, mentre ascoltava la musica orripilante scelta dalla madre, ma non aveva creduto nemmeno per un secondo che si sarebbero davvero incontrati di nuovo.

Che importava se da quel momento e per undici lunghi anni, il giovane Bailey fosse stato il protagonista dei suoi giochi di mano erotici? Che importava se molto probabilmente aveva appena perso loccasione di una vita per parlargli da uomo adulto e vaccinato? Tanto non lo avrebbe rivisto mai più. New York era una città immensa e il negozio di Amelia, anche se popolare, solo una caffetteria fra tante, e pure un pofuori mano.

Che peccato, però! Daniel Bailey era ancora una vera bellezza!

* * *

Nello spogliatoio Daniel scambiò gli abiti civili con luniforme, poi si affrettò alla propria scrivania, lasciando cadere la scatola con i dodici muffin al mirtillo sul tavolo al centro dellufficio. Aspettandosi un commento da un momento allaltro, non fu per nulla sorpreso quando questo arrivò proprio per bocca del suo partner, Alex Strachen.

I muffin sono così terribilmente gay, Bailey,disse. Dannazione, tesoro, non potevi prendere le ciambelle, i biscotti o qualcosa di più etero?”

Ah, ah, Strachen,rispose lui asciutto. Gli tolse la scatola e chiuse il coperchio. Li porto a quelli dellamministrazione, allora.

Non avere fretta,lo fermò l’altro. Allungò una mano e la scosse, il palmo rivolto all’insù. “Da’ qua.

Daniel riappoggiò con calma la scatola davanti al collega, poi si abbandonò sulla sedia più vicina e si servì a sua volta.

Sono di Grand Street?notò Alex con la bocca piena, indicando il logo sul lato della confezione. “È almeno a dieci isolati di distanza.Ingoiò il boccone e prese una sorsata di caffè, facendo una smorfia per il sapore orribile della caffeina. E dalla parte opposta della città rispetto a dove abiti.

Che intuito, detective!lo canzonò Daniel. Schiacciò con i denti un mirtillo intero e il succo aspro del frutto gli invase la bocca. Dio, quei muffin erano paradisiaci. Li osservò sparire uno dopo laltro, via via che i colleghi li prendevano dalla scatola. Una piccola parte di sé non avrebbe voluto condividerli, tuttavia in quel modo sarebbe potuto tornare al negozio subito dopo il Ringraziamento e avrebbe rivisto Chris.

Ha qualcosa a che vedere con quel ragazzo? Sei riuscito a trovarlo?gli domandò piano Alex sporgendosi verso di lui. Anche se lì al dipartimento erano tutti a conoscenza della sua omosessualità, Alex era sempre molto attento a non divulgare particolari sulla vita privata di Daniel.

Ne parliamo dopo,rispose lui. Il resto quando saremo fuori da qui non cera bisogno di pronunciarlo a voce alta.

Dopodiché cominciarono a lavorare, controllando i rapporti, prendendo gli ordini per la giornata e organizzando il loro turno. Era quasi mezzogiorno quando finalmente lasciarono il dipartimento per pattugliare le strade, benedicendo la neve che, se non altro, rallentava un poil solito caos. La gente si muoveva ancora senza meta; le auto continuavano ancora a passare col rosso e a tagliare gli angoli così da sfiorare con le ruote i piedi dei pedoni in attesa, però c’era qualcosa di nuovo nellaria, come una nota di eccitazione. La prima neve era sempre qualcosa di eccitante, avanti che cominciasse a sciogliersi o, peggio ancora, a diventare poltiglia. Laria fredda di novembre gli sferzò il viso, ma non gli importava: si sentiva a casa.

Dai racconta. Quel tizio che hai cercato, il fratello o quello che era, ti ha dato qualche dritta utile?

Contrario a ricorrere ai mezzi della polizia, Daniel si era affidato al buon vecchio lavoro da detective. Aveva parlato con il fratello di Chris, che sapeva lavorare al Times, e si era fatto dare i particolari circa la sua attuale occupazione. Con lindirizzo stretto in pugno e dopo essere uscito di casa con due ore di anticipo rispetto allinizio del proprio turno aveva finalmente, dopo tutti quegli anni, potuto rivederlo. Strano che proprio luomo che gli aveva dato limpulso a impegnarsi nello studio fosse finito a lavorare in una caffetteria. Nella sua testa, Chris era un insegnante, o aveva addirittura continuato la carriera accademica fino a diventare titolare di una cattedra di letteratura inglese. Di certo non si aspettava di vederlo servire caffè e muffin.

“Sì, lavora lì come commesso.

Ed ecco spiegati i muffin. Ti ha riconosciuto?

“Sì. Subito.

Eri in uniforme?

“No, l’ho lasciata in centrale ieri e me la sono messa quando sono arrivato. Non volevo spaventarlo fin da subito.Si strinse nelle spalle, incerto. Era bianco come un fantasma, e non portava gli occhiali.

Ti ricordi addirittura che portava gli occhiali?Alex scoppiò a ridere. Cavolo, ragazzo, sei proprio cotto come una pera. Davvero hai pensato a lui per tutto questo tempo?

C’erano molte cose del suo passato che Daniel non aveva condiviso con Alex, il quale era informato solo dei fatti principali: rampollo di una ricca famiglia, scuole private, laurea, poliziotto. Non sapeva nulla di Chris e dellinfluenza che questi aveva avuto sulla sua giovane vita. E a Daniel andava bene così; erano dei ricordi che conservava con cura.

Sospirò. “È qualcosa che è rimasto in sospeso. Avrei dovuto cercarlo già da molto tempo.

Alex gli lanciò uno sguardo indagatore, evitando nel frattempo di andare a sbattere contro una donna che si era fermata allimprovviso per guardare una vetrina senza curarsi minimamente di chi le stava attorno. Fece una smorfia, ma continuò a camminare. Erano abituati a molto peggio. Tutte le persone che percorrevano i marciapiedi di New York avevano, per qualche ragione, fretta ed era compito loro, in quanto poliziotti, assicurarsi che tutto scorresse nel miglior modo possibile.

Allora perché non lhai fatto?

Daniel adocchiò uno sciatto Babbo Natale che chiedeva la carità fermo allangolo di una strada e lo guardò male finché questi non colse il suggerimento e se la filò. Aveva imparato larte dello sguardo dacciaio vedi-di-non-rompere da Alex e gli riusciva alla perfezione. Qualche volta il linguaggio del corpo e luniforme funzionavano meglio delle parole.

Non era mai il momento giusto. Prima ero all’università, poi in lotta con la mia famiglia, poi allaccademia e poi sfinito. È solo da poco che ho cominciato a sentirmi a posto.

Un popericoloso se lui era tanto importante, non trovi? E se avesse incontrato un altro bellissimo spilungone con gli occhi nocciola e fosse fuggito sullisola di Tortuga?

Stai dicendo che sono bellissimo, Strachen?

Alex rise sotto i baffi e prese una chiamata alla radio. Era richiesto il loro intervento in una strada poco più avanti, e allimprovviso la conversazione passò in secondo piano.

Mentre si occupavano della faccenda un coniglio morto, un imbroglione, un bambino in lacrime e sua madre Daniel cercò di fare ordine nei propri pensieri. Chris era rimasto molto sorpreso di vederlo quella mattina, però l’aveva riconosciuto. Era positivo, no? Luomo era esattamente come Daniel lo ricordava: affannato, carino anzi no, bellissimo e con quel sorriso che gli faceva sentire le farfalle nello stomaco. Sarebbe tornato a trovarlo molto presto e, con un podi coraggio, gli avrebbe anche chiesto di uscire.

Una volta presa la sua decisione si concentrò sul perché un ragazzino di quattro anni avesse trovato un coniglio morto dentro una scatola da scarpe.

Cose che succedevano solo a New York.



Capitolo 2

Giovedì 23 novembre


Chris spinse via la tastiera e si abbandonò contro la spalliera della sedia. Aveva rifiutato di seguire Amelia per la cena del Ringraziamento adducendo la scusa del lavoro, ma chi voleva prendere in giro? Non cera modo che riuscisse a prestare sufficiente attenzione a quello che faceva se il pensiero gli tornava inevitabilmente alla Sacred Heart e al casino in cui si era cacciato. Aveva provato con tutto se stesso a concentrarsi sul testo che scorreva sullo schermo, ma alla fine neanche il richiamo di Charles Dickens aveva potuto più di tanto.

Chris aveva ottenuto un posto alla Sacred Heart per una fortunata coincidenza: lamico di un amico gli aveva accennato che la scuola privata stava cercando un professore dinglese per una supplenza temporanea, chiedendogli se fosse interessato.

La supplenza di qualche giorno si era poi, con sua grande gioia, trasformata in anni.

I ragazzi a cui insegnava erano attenti e rispettosi, i colleghi erano anche amici, e con uno di essi aveva persino stretto una relazione intima segreta. Whitman Hamilton-Keyes Terzo, figlio di uno dei membri del Consiglio, era dotato di quel tipo di bellezza classica e aria raffinata che Chris avrebbe desiderato anche per sé.

Poi, tutto era precipitato. In seguito alla scoperta di une-mail privata gli era stato chiesto di raccogliere i suoi effetti personali e lasciare immediatamente listituto, senza metterci mai più piede. Cominciare a lavorare per la sua migliore amica dopo essere tornato in città era stato un ripiego nellattesa di decidere cosa fare, ma era passato del tempo da allora e lunica cosa che lo teneva a galla erano i corsi di letteratura on-line. Aveva rinunciato al suo piccolo appartamento e si era sistemato in una stanza sopra al negozio; e siccome la speranza è sempre lultima a morire, aveva assunto un avvocato con quello che rimaneva dei suoi pochi risparmi. Alla fine, però, i fondi si erano esauriti più o meno quando la scuola gli aveva lanciato un ultimatum: o ci dava un taglio o avrebbero fatto scoppiare uno scandalo.

Era il momento adatto per una cioccolata calda, senza contare che il tempo speso a prepararla lavrebbe fatta sembrare più una pausa naturale e meno una resa. Scese le scale con passo felpato, i piedi scalzi sul pavimento di legno e la testa avvolta da una spirale di dubbi e supposizioni.

È tardi e sei ancora svegliostai bene?. Amelia era ai piedi delle scale, in mano due cestini per i muffin vuoti e sul viso unespressione preoccupata. Chris avrebbe potuto mentirle, sarebbe potuto rimanere un tempo infinito esposto al freddo della sera per cercare di convincerla che andava tutto bene, ma lei lavrebbe smascherato era un dato di fatto.

Tutto a posto da tua madre?Il giovane era un esperto nel deviare lattenzione dalle sue beghe personali.

Tanto cibo e ancor più football. In poche parole, la solita giornata tranquilla in famiglia. Non cambiare argomento.

Grandioso! Ame aveva quellespressione, quindi non cerano possibilità che lasciasse correre.

Ho visto tempi migliori,le rispose, decidendo per lonestà e un approccio diretto. La verità era sempre la via migliore. Quando ieri ho preso la posta, ho trovato ad attendermi la lettera di licenziamento della Sacred Heart.

Che diceva?

Quello che mi aspettavo. Mi hanno ringraziato per il mio lavoro presso di loro e si sono detti dispiaciuti di vedermi andare.

È finita quindi?. La voce scurita da una nota di tristezza, Amelia appoggiò i cestini sul pavimento e con le mani libere lo avvolse in un caldo abbraccio. Chris sentì il dolore scuotergli il petto. Amelia sapeva cosa aveva deciso e sebbene non fosse daccordo con la sua accettazione passiva degli eventi, almeno non gli negava il suo affetto quando si sentiva giù di morale. Chris non era stupido: tutto quello che listituto aveva detto era una menzogna, ma le menzogne ti avvolgono come le ragnatele e non riesci più a liberartene. I pettegolezzi da soli sarebbero bastati a dissuadere qualsiasi scuola pubblica o privata dalloffrirgli un lavoro. No, meglio tenere la testa bassa, rimanere lontano dai casini e rinunciare definitivamente allinsegnamento.

Tuttavia, leggere quelle parole nero su bianco era stato doloroso, e quei commenti, scritti sotto lintestazione dellesclusiva scuola di preparazione, che gli auguravano buona fortuna per il futuro e lo ringraziavano per la comprensione, un duro colpo da sopportare. Chris si rilassò nellabbraccio di Amelia che, seppur quindici centimetri più bassa del suo metro e ottanta e solamente due terzi del suo peso, lo stringeva con la forza di un culturista superpalestrato.

Mi dispiace Christian,gli sussurrò all’orecchio con tono basso e dolce.

Quando lo liberò, Chris si strinse nelle spalle e, nella luce fioca che filtrava dal corridoio, colse la sua espressione. Va tutto bene. Sapevo già cosa mi avrebbero detto, però vederlo ha fatto male lo stesso.Rimasero in piedi per qualche istante in un silenzio complice. Chris non sapeva cosaltro aggiungere, ma avere qualcuno accanto che capiva il suo bisogno di temporeggiare era già abbastanza.

Oggi Maria ha fatto lecografia.Quelle parole lo colsero di sorpresa: il pensiero di chiedere notizie della donna che stava sostituendo temporaneamente al lavoro non lo aveva nemmeno sfiorato.

Tutto bene?

Il bambino sta bene, ma la pressione della mamma è alle stelle. Le hanno detto che se non vuole rischiare un cesareo, è meglio non torni a lavorare fino a dopo il parto. Pare si tratti di gestosi. In ogni caso non la vedremo prima di Natale.

“Poverina!” si dispiacque subito lui. Teneva molto a quellitaliana orgogliosa e alla sua famiglia e pensò che, dopo tutto il tempo che avevano dovuto aspettare per avere un bambino, ammalarsi ad appena sei settimane dal traguardo fosse ingiusto.

Rimarrai qui con me più a lungo adesso che il licenziamento dalla Sacred Heart è stato formalizzato, non è vero?” Chris sapeva cosa gli stava chiedendo realmente Amelia. Sarebbe rimasto lì con lei, ad abitare quella stanza sopra alla caffetteria e a continuare a sostituire Maria? Voleva ancora rimanere lì? Quel piccolo negozio a metà di Grand Street attirava sia turisti sia uomini daffari ed era sempre pieno. Gli serviva per distrarsi, gli faceva guadagnare un podi soldi e in più adorava Amelia.

Non ti lascerei mai da sola nel momento del bisogno, Ame.

Lo so, tesoro, è solo cheCercherai un altro impiego? Magari in unaltra scuola? Una pubblica.Non era la prima volta che glielo diceva; Amelia era infatti dellidea che fosse sprecato in qualunque altro posto non fosse unaula scolastica. Chris avrebbe tanto voluto avere la stessa sicurezza.

No.Rimase lui stesso sorpreso dallirruenza della risposta, poiché normalmente era più misurato. Niente di quello che era successo era colpa di Amelia. Mi dispiace, non intendevoOrmai ho deciso, non lavorerò più con i bambini dato che in qualsiasi momento potrei trovarmi lindice puntato contro per essere gay.

Chris…”

Lavorerò con quella cosa on-line, correggerò i compiti, e forse scriverò qualche libro di testo,aggiunse. Era ben consapevole di apparire caparbio ma, nonostante si conoscessero da cinque anni, Amelia non aveva nemmeno unidea di cosa stesse realmente provando.

E non è un peccato?

Non voglio ripassarci, Ame. Sono felice anche a lavorare dietro le quinte.Chris sapeva che ad Amelia non sarebbero sfuggiti il dolore e la rabbia che impregnavano le sue bugie, e infatti la vide aggrottare per un istante le sopracciglia. Merda! Evidentemente non era poi così bravo a nascondere quello che provava.

Sei il benvenuto qui. Sia per quanto riguarda la stanza di sopra, che il lavoro,disse la donna alla fine, chinandosi per raccogliere i due cestini e incamminandosi verso la parte principale del negozio. Chris la seguì.

Ora che Maria non c’è sai bene che mi farebbe comodo un altro po’ d’aiuto, ma sai anche che non sei costretto a rimanere se vuoi imboccare unaltra strada. Posso sempre assumere un aiutante per il periodo natalizio.

Il negozio era cupo, le tende tirate e lunica illuminazione quella diffusa dalle macchinette che rifornivano di caffè quella parte di New York, con le loro luci al Led verdi e rosse, che proiettavano un bagliore sovrannaturale sugli interni spettrali. Cera calma ora là dentro, nellattesa della corsa agli acquisti natalizi del giorno successivo, il famigerato Venerdì Nero.

Grazie, Ame. Voglio restare e impegnarmi in qualcosa, quindi sì, farò i turni di Maria. Cavolo, ne ho tutto il tempo! Non hai bisogno di cercare nessuno.Amelia si fermò davanti alla cassa e scosse la testa. Una reazione sufficientemente esplicita da fargli desiderare di rintanarsi di sopra. Era arrivata lora del predicozzo.

Ti ringrazio, tesoro,iniziò a dire la donna pacatamente. Accetto perché il periodo di Natale è sempre un inferno; siamo oberati di lavoro, è un delirio, un casino, ma…” Fece una pausa e Chris trasalì perché sapeva già cosa avrebbe finito col dirgli la sua protettiva amica. Sei sprecato qui. Dovresti insegnare, lavorare coi ragazzi! È quello che sai fare meglio e mi viene da piangere al pensiero che te labbiano portato via.

“Am…”

Promettimi che darai battaglia Christian, che ti opporrai, che dimostrerai loro che non possono farti una cosa del genere!

“Ame…”

Dico sul serio. Ti sei laureato a pieni voti, trasudi letteratura inglese da tutti i pori. Ne hai bisogno, è la tua passione. Insegnare a quei bambinicazzo, sono furiosa con la Sacred Heart!

Chris andò ad abbracciarla, indeciso a quel punto su chi dei due stesse consolando laltro.

Ho detto che non mi opporrò alla loro decisione,iniziò con calma. Il patto era che se io me ne fossi andato di buon grado, loro non avrebbero sporto denuncia.

Ovvio che non sporgeranno denuncia. Non possono. Non hai fatto niente di male.Amelia si tirò indietro e iniziò a colpirgli il petto, sottolineando ogni parola con una ditata.

Il giovane si strinse di nuovo nelle spalle. Sapeva che continuare a rimuginarci sopra era inutile. Non aveva fatto nulla di sbagliato, né alcuna delle cose di cui lo avevano accusato, ma come si faceva a lottare contro la Sacred Heart? Contro una scuola privata, unistituzione prestigiosa che vantava duecento anni di storia? Non era abbastanza forte e non aveva nemmeno lappoggio necessario per provarci. Le accuse lo avevano ferito, così come la condanna dei suoi colleghi professori, ma la cosa che veramente gli aveva trafitto il cuore come una coltellata era stato dover lasciare i suoi studenti.

Sono stanco, Ame. Voglio solo qualcosa da bere. E il mio letto. Possiamo parlarne domani?Si sentiva davvero esausto e frasi più lunghe che quattro o cinque parole erano di là della sua portata.

Ma stava mentendo sia a lei sia a se stesso. Lindomani avrebbe trovato unaltra scusa per non parlarne e lo sapevano entrambi. Quella sera, con la copia della lettera di licenziamento che giaceva sulla sua scrivania, aveva solo bisogno di nascondersi e leccarsi le ferite. Amelia protestò e sospirò rumorosamente e continuò a protestare e sospirare finché Chris non finì di prepararsi la cioccolata calda e scivolò piano fuori dalla cucina, augurandole gentilmente la buonanotte.



Capitolo 3

Domenica 25 novembre


Quella mattina il negozio era tranquillo. Chris guardò fuori dalla vetrina e vide che i marciapiedi erano bagnati e resi scivolosi dai residui del ghiaccio della sera prima. Ecco perché c’erano meno pedoni e il rumore del traffico stradale era attutito, i veicoli impegnati in prudenti manovre per evitare le pozzanghere gelate. Il fiume giornaliero di turisti continuava, ovviamente, pur senza formare le usuali, immense code, e tutti sorridevano. Laria della città era intrisa del profumo del Natale e di unansia febbrile.

Dopo aver ritrovato una relativa tranquillità di spirito, Chris sincollò un sorriso sulla faccia e, senza sforzo, entrò in modalità cameriere. Adesso avrebbe potuto servire, sorridere, scambiare auguri di Natale e anche organizzare mentalmente i testi su Dickens.

Non si accorse subito di Daniel, e quando se lo trovò davanti si chiese come avesse fatto a non notarlo prima; era infatti difficile che luomo si confondesse tra la folla data la sua altezza e lampiezza, affatto comune, delle sue spalle. Tuttavia, Chris pensò che gli fosse sfuggito solo perché non immaginava che lo avrebbe rivisto, e tantomeno in uniforme. Eppure era proprio Daniel. In carne e ossa e in compagnia di due altri agenti. E con indosso ununiformeÈ un poliziotto?

Ciao,lo salutò con tono titubante poliziotto-Daniel, non lasciandogli altra scelta che riarrotolarsi la lingua.

Ciao,rispose Chris prima di ammutolirsi e far correre uno sguardo da poliziotto-Daniel a poliziotto-basso, e infine a poliziotto-largo.

Alex e Mikey, i miei colleghi,fece le presentazioni Daniel. Adorano i muffin al mirtillo,specificò anche, rivolgendo loro un sorriso. Avevo detto che gli avrei mostrato dove li vendono.

“Oh.” Merda. Perché il suo cervello e la sua lingua non avevano intenzione di collaborare?

Quindiehmmnei hai ancora?Daniel fissava speranzoso il vetro del bancone, lo sguardo che correva avanti e indietro dai dolcetti farciti ai biscotti.

“No,” disse subito Chris, assalito immediatamente dalla voglia di prendere a testate la macchietta del caffè. No? Che razza di risposta era quella? Così rude, scortese, eOh, guarda com’è diventata seria la faccia di Daniel!

Cosa mi consigli allora?” s’intromise poliziotto-largo e Chris pensò di non essere mai stato tanto grato a qualcuno per aver contribuito a una conversazione.

Muffincon scagliecaramello,suggerì infine. Grandioso! Esattamente come laltro giorno sembrava incapace di formulare una frase di senso compiuto.

Mi piacciono i muffin al caramello,arrivò in soccorso poliziotto-basso e Daniel annuì in segno di approvazione.

Allora quindici,disse picchiettando contro il vetro del bancone, muffin con scaglie di caramello. Per favore.

Chris riempì una delle scatole più grandi che avevano a disposizione e la porse a Daniel. Quando questultimo gli allungò una banconota, Chris calcolò mentalmente che quel giorno non ci sarebbe stato bisogno di resto e si sentì attraversare da una fitta dolorosa al pensiero che non avrebbe potuto sfiorargli la mano.

Riuscì comunque a sorridere. Oddio, meglio dire che ci provò, ma cosaltro avrebbe dovuto fare? Lo stramaledetto Daniel Bailey era tornato e gli stava esattamente davanti, il viso arrossato dal freddo e gli occhi nocciola che rilucevano. E poiindossava ununiforme. Ununiforme, cazzo!

Daniel in uniforme, con quegli occhi scintillanti e quella fossetta, rappresentava lincarnazione di tutte le sue fantasie più ardite. Sentì tutto il sangue confluirgli nel basso ventre, privando di ossigeno gli altri organi.

Buona giornata,riuscì a dire alla fine, mentre i poliziotti guadagnavano luscita; Daniel si voltò per guardarlo, sul viso unespressione pensierosa, poi annuì in risposta.

Daniel. In uniforme. Era fottuto. Che razza di idiota! Cosa gli sarebbe costato rivolgergli delle normali domande tipo: come stai? Che fai di bello? Come mai hai deciso di diventare poliziotto? Oppure sarebbe potuto rimanere in ambito universitario, visto che si erano conosciuti lì, chiedendogli se davvero fosse riuscito a finire i quattro anni di corsi senza mandare tutto a puttane. Eppure, la sola cosa che gli era uscita di bocca era stato un inutile e merdoso chiacchiericcio sui muffin al caramello. Era davvero spacciato se non era nemmeno in grado di formulare una frase che non includesse la parola muffin’.

Ci fu un mezzo trambusto dalle parti della porta, poi la folla si divise in due. Daniel era tornato con passo spedito e sicuro, nella sua uniforme, fino a lui che lo fissava a bocca aperta, tremando dentro come una foglia. Parole. Ricordati che sai pronunciarle, gli rammentò piano una vocina dentro la testa.

Dopo aver chiesto scusa al cliente del macchiato-pezzo-di-torta-al-caramello-e-pecan, che era nel pieno della sua ordinazione, Daniel si piegò sulla cassa. Il cliente lo esaminò un attimo e fece un passo indietro.

Mi piacerebbe rivederti, Chris,esordì, il viso solcato dal nervosismo. Chris strabuzzò gli occhi nel sentire quella richiesta. Doveva per forza riuscire a mettere insieme una frase. Quella frase di vitale importanza con cui avrebbe risposto ‘Sì, grazie.

“Sì.” Bene, una parola. Non male.

Daniel lanciò uno sguardo al negozio con un sorriso ironico. Vorrei dirti di vederci per un caffè, ma credo tu ne abbia fin sopra i capelli di caffè, o sbaglio?

No, un caffè va bene.” Anche se non lì, dove Amelia li avrebbe guardati per tutto il tempo, abbandonandosi senza ritegno a risatine e commenti sagaci.

Ma non qui,aggiunse quindi svelto, e Daniel annuì subito.

Oggi ho il turno di notte. Domani però è il mio giorno di riposo, o preferisci dopodomani?

Domani. Sarò quise ti va bene incontrarci qui?Frasi, prive della parola muffin”.

A che ora finisci di lavorare?gli chiese Daniel.

Alle due e mezza,” mentì Chris, che in realtà non faceva dei veri e propri turni ma aiutava quando avevano bisogno di lui. Lora era affiorata alla superficie di un cervello che stava mettendo in discussione ogni suo minimo movimento. Non era troppo presto, vero? Era un orario che tendeva più verso metà pomeriggio che verso lora di pranzo. Ricordati di dirlo ad Amelia, gli urlò la sua mente confusa.

Qui alle tre e mezzo allora?

“Sì!”

Daniel gli rivolse un sorriso splendente. “Sarà bello riallacciare i contatti.Chiese scusa al tipo del macchiato e, dopo aver salutato Chris con la mano, riattraversò il negozio, passando in mezzo alla folla che si apriva al suo passaggio.

“Scusi? Salve?” Chris sbatté le palpebre nel tentativo di tornare al presente, e si accorse che il cliente che gli era di fronte lo stava fissando con espressione irritata.

Mi scusi, signore. Cosera che aveva ordinato?


La giornata era stata lunga e una volta chiuso il negozio, alle diciannove, Chris era pronto per una doccia e un buon libro. Approfittò di un momento in cui Amelia non era nei paraggi e si avviò verso la propria camera, salendo i gradini due alla volta. Lultima cosa di cui aveva bisogno era parlare di ciò che era accaduto quel giorno e Amelia era unesperta nellestorcergli informazioni.

Allora, dimmi un podellamico del college alto e dai capelli scuri che allimprovviso diventa poliziotto-Daniel.Ame lo aspettava in cima alle scale, le braccia incrociate sul petto e un sorriso che le increspava le labbra.

Non c’è niente da dire,ribatté Chris alzando persino le mani e mostrando i palmi aperti, come a sottolineare la sua completa estraneità ai fatti che riguardavano Daniel. Per un attimo pensò di averla convinta, almeno fino a quando la donna non gli mostrò cosa cera sul tavolino accanto a lei. Chris vide due bottiglie di vino e sospirò di fronte allineluttabilità del loro significato.

Spero per il tuo bene che sia gay o almeno bisessuale.

Ame.

Scherzi a parte, Chris. Il tipo è uno schianto e coltivare passioni non ricambiate per etero curiosi di sperimentare è esattamente nel tuo stile. Devi uscire e fare davvero quel sesso anale di cui la scuola ti ha accusato, e possibilmente con qualcuno che sia davvero gay.Chris aprì bocca per ribattere, ma lei lo zittì premendogli gentilmente un dito sulle labbra.

Per lamor del cielo, Ame.

Penso sia lora di una seduta notturna,disse.

Sono stanco…”

Un tipo spunta fuori dal nulla e tu praticamente gli strisci ai piedi con la lingua penzoloni, è logico che voglia i particolari.

Chris sospirò e la invitò a entrare con un gesto della mano. Ame si arrampicò sul suo letto e si mise comoda contro i cuscini, esattamente come faceva tutte le notti in cui cenavano a base di pizza e vino. A proposito di quello

Hai già ordinato la pizza?le chiese senza riuscire a evitare un sospiro.

Peperoni, doppia, extra dose di peperoncino. Tra quindici minuti. Ora passami un bicchiere.

Chris teneva due bicchieri da vino sul suo comodino proprio nelleventualità di notti come quella.

L’idea di portare un uomo in quella stanza emblema dei suoi fallimenti era fuori discussione, tuttavia riusciva a divertirsi durante quelle che Ame aveva ribattezzato affettuosamente le loro sedute notturne tra ragazze’.

Le porse un bicchiere che lei riempì fino allorlo prima di restituirglielo. Poi ripeté lo stesso rito col proprio e Chris, dopo essersi seduto con un sospiro sul bordo del letto, tracannò un abbondante sorso di quel nettare degli dei.

Sarebbe toccato a lui scendere di sotto a ritirare le pizze, ma aveva ancora dieci minuti a disposizione per permettere al vino di annebbiargli la mente. Forse i sensi intorpiditi avrebbero reso più facile raccontare la verità ad Ame, la quale, una volta arrivata la pizza, gli concesse di terminare il secondo trancio prima di iniziare linterrogatorio. Chris non immaginava però che lo avrebbe attaccato subito alla giugulare.

Allora, Chris, quand’è che hai cominciato a desiderare Daniel?

La domanda gli fece andare il boccone di traverso, e quando smise di tossire mascherò lo choc con una semplice alzata di sopracciglia.

“Prego?” esclamò, usando lo stesso tono dincredulità che aveva sempre funzionato con i suoi genitori quando era più giovane. Un tono che sapeva di assoluta innocenza. Ame gli diede un colpetto su una gamba e il vino tremò pericolosamente nel suo bicchiere. Ritrovarsi a dormire su una macchia che sapeva di vino e non di sesso e sudore sarebbe stato un modo fantastico per concludere la serata!

Non puoi negarlo. Eri paonazzo e ti si era annodata la lingua, quindi sputa il rospo!

Che cosa vuoi sapere esattamente? Sai benissimo cosa mi succede ogni volta che qualcuno anche solo vagamente di bellaspetto si avvicina alla cassa.

Stavolta era diverso,disse Ame. E aveva ragione. Non te lo lascerai scappare, vero?La donna scosse la testa e si piegò un poin avanti per ribadire il suo interesse. Chris tornò indietro con la memoria alla prima volta che aveva visto Daniel. Forse quello sarebbe stato un buon modo per iniziare a parlarne.

Allora, lho visto durante laboh, forse seconda lezione dopo essere diventato assistente alla cattedra di letteratura inglese. È entrato in aula con quel fare borioso da rampollo ricco, in compagnia di un gruppo di ragazzi della sua età, che pendevano letteralmente dalle sue labbra. Era brillante. Incredibilmente brillante, ma gli interessava solo spassarsela. A essere sincero non mi è mai capitato di vederlo fare qualcosa di anche solo lontanamente legato allo studio, eppure è sempre riuscito a sfangarla. Cosa strana, lunica materia in cui mostrava particolare difficoltà era proprio letteratura inglese, così mi hanno incaricato di dargli delle ripetizioni fuori dallorario scolastico.

Suona tanto come linizio di un film porno.Ame rise della battuta e Chris sorrise pensando che se la donna avesse potuto guardare dentro la sua testa non avrebbe avuto quella gran voglia di ridere. Lui, Daniel e il sesso danzarono improvvisamente al centro dei suoi pensieri.


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